giovedì 29 gennaio 2009

Il web 2.0 sbarca alla Casa Bianca


Il neo Presidente degli Stati Uniti Obama ha puntato molto sul web 2.0 in campagna elettorale: in quasi due anni MyBarackObama.com è riuscito a dare vita a un social network che ha aggregato, motivato e mobilitato un numero di persone senza precedenti.


Per incuriosirvi e stimolarvia a visitarlo, vi diamo qualche indicazione sul sito nuovo Whitehouse.gov: al centro c’è un banner di immagini e messaggi con sotto tre colonne con gli ultimi post del blog, i temi più importanti del momento e, almeno per ora, il video del Train Tour, il viaggio verso la capitale che il presidente ha fatto in treno in occasione delle cerimonie di insediamento.
Oltre alle sezioni più classiche sul governo e la sua agenda, è in evidenza la cosiddetta Briefing Room, un’area dedicata alla comunicazione che comprende un blog, la presentazione dei 43 presidenti precedenti, i messaggi settimanali alla nazione sotto forma di video (Obama aveva già cominciato nel periodo del passaggio di consegne) e altre pagine che conterranno atti e documenti ufficiali della presidenza Obama.


Perchè il web 2.0? Per la sua alta capacità partecipativa: nel primo post viene infatti segnalata la decisione di pubblicare tutti i provvedimenti non urgenti e di consentire per cinque giorni la possibilità di controllarli e commentarli.


Una sfida significativa in termine di gestione delle informazioni. Se è vero che già in passato vi erano stati diversi tentativi di progetti collaborativi indipendenti per la revisione delle leggi e l’apertura al contributo dei cittadini (come il PublicMarkup, creato dalla Sunlight Foundation, una fondazione molto attiva sul fronte della trasparenza dell’apparato pubblico) tutto lascia pensare che questa volta si andrà ben oltre che semplici tentativi.


«Questo è solo l’inizio del nostro impegno per dare a tutti gli americani una finestra sull’operato del governo»; è quanto recita il post inaugurale del primo blog presidenziale.

Il blog verrà gestito da varie persone e il primo post è affidato a Macon Phillips, direttore della sezione New Media della Casa Bianca. Secondo Philips, l’azione del governo Obama su internet si articola secondo tre aspetti: comunicazione, trasparenza e partecipazione. E proprio in riferimento alla partecipazione nel primo post viene anche segnalata la decisione di pubblicare tutti i provvedimenti non urgenti e di consentire per cinque giorni la possibilità di controllarli e commentarli: una sfida significativa in termine di gestione delle informazioni, probabilmente senza precedenti.


Il blog promette di comunicare tempestivamente le novità di rilievo. Phillips segnala la disponibilità di un feed Rss per il blog e invita a iscriversi agli aggiornamenti che saranno inoltrati via email da parte del presidente e dell’amministrazione. I primi contenuti riguardano il discorso dell’insediamento con la pubblicazione del testo e del video (proveniente dal canale ufficiale della Casa Bianca su YouTube) e quello in ricordo di Martin Luther King risalente al 19 gennaio scorso.


Sul versante copyright il cambiamento è rilevante e già molto celebrato: la policy del sito stabilisce che i contenuti di terze parti siano sotto licenza Creative Commons 3.0, che consente di distribuire e adattare contenuti, purché ne sia citata la fonte. Si tratta della licenza più ampia a disposizione, si fa notare con comprensibile orgoglio dal blog di Creative Commons. Non va dimenticato, inoltre, che i contenuti prodotti dal governo statunitense sono – per legge federale – già di pubblico dominio e non soggetti a copyright.


Un altro aspetto non secondario deve essere tenuto in conto: questa ventata di rinnovamento rappresenta un grande potenziale di innovazione dal punto di vista delle piccole aziende che si occupano di tecnologia. Tutto il lavoro dietro lo sviluppo di questo sito infatti non è stato affidato alle solite agenzie con grossi contratti col governo ma a piccole società che hanno curato i vari aspetti. Per chi si occupa di tecnologia si aprono molte opportunità per fare la differenza.


Per gli appassionati di New Media una bella notiza.


Fonte: business online.it

mercoledì 28 gennaio 2009

La diatriba tra atei e credenti a colpi di slogan.


Che in Spagna ci fosse un vero e proprio scontro tra credenti e atei era chiaro. Ma nessuno poteva arrivare ad immaginare che campo di battaglia potessero diventare gli autobus urbani. Eppure è così: nelle 2 principali città spagnole, Madrid e Barcellona, autobus urbani sono stati "brandizzati" con una pubblicità a favore dell'ateismo.


In realtà la campagna era già stata sperimentata a Londra come reazione agli spot di un'associazione cristiana che citava una frase del Vangelo di Luca: ''Ma quando verrà il figlio dell'uomo, troverà fede nella Terra?''. E dal Vecchio Continente si è presto estesa oltreoceano, anche a Washington.
Da Barcellona la campagna è passata aMadrid, prossima tappa Valentia.


Lo slogan è': ''Probabilmente Dio non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita''.
A Madrid però c'è chi ha giocato d'anticipo, infatti, già dallo scorso 25 dicembre circolano nella capitale due bus con lo slogan: ''Dio sì esiste. Godi della vita in Cristo''. L'iniziativa è promossa e pagata dalla Chiesa Evangelica, in particolare da Paco Rubiales, avvocato e pastore del Centro Cristiano di Riunioni, nella località madrilena di Fuenlabrada.


Beh, non c'è che dire, bel coplo! Il pastore ha così anticipato e in un certo senso svuotato l'arrivo dei bus atei a Madrid.
Al messaggio edonista dell'Associazione degli Atei, l'arcivescovado di Barcellona aveva replicato con una nota diffusa negli ultimi giorni nelle diocesi catalane: ''La fede in Dio e nella sua esistenza non è un motivo di preoccupazione né un ostacolo per godere onestamente della vita''.


Nella capitale iberica l'Associazione madrilena di Atei e Liberi pensatori (Amal) ha chiesto all'Impresa municipale dei Trasporti (Emt) di acquistare lo spazio pubblicitario integrale su due autobus, per promuovere il messaggio a favore dell'ateismo per due settimane, a partire dal 26 gennaio. Ma a Madrid lo spot ateo è stato anticipato in contropiede dalla Chiesa Evangelica. Quasi un'azione di Benchmarking!


I 2.200 euro che sono stati pagati a Barcellona all'impresa di trasporti pubblici Tmb provengono, riferisce El Pais, da un conto corrente di donazioni private aperto dall'Associazione Atei della Catalogna presso La Caixa, col quale saranno pagate anche le pubblicità di Madrid e Valencia. Su Internet - alla pagina http://www.busateo.org/ - si può verificare non solo l'ammontare complessivo delle offerte, giunte a quota 6.500 euro, ma anche avere un'anteprima dei cartelli che saranno affissi sugli autobus pubblici a Barcellona e Madrid, qualora anche la società di trasporti della capitale dovesse dare il beneplacito.


Secondo il fondatore dell'Unione Atei e Liberi pensatori, Albert Riba, la sua associazione persegue due obiettivi: ''Rendere l'ateismo più visibile e far sì che la gente pensi prima di prendere decisioni. Che lo faccia non per abitudine ma dopo aver riflettuto''. In ogni caso, Riba non crede che la sua campagna sia in concorrenza con quella degli Evangelici: ''Ognuno - assicura - ha il diritto di pensare e credere in quello che vuole''.


Quando si dice giocare ad armi pari...


E in Italia? Anche in Italia l’Associazione degli Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR) ha promosso una campagna per il bus ateo tutto italiano con lo slogan “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno”. In Italia la campagna doveva partire il 4 Febbraio su due autobus pubblici di Genova.

Doveva... perchè im Italia la campagna è stata bloccata...

martedì 27 gennaio 2009

Un viral game contro la contraffazione





Ecco un bell'esempio di comunicazione efficace ed originale: Cisco Italy è impegnata da dicembre in una nuova campagna di comunicazione dedicata alla Brand Protection-

Dopo un primo momento di advertising online, una campagna stampa di lancio di un minisito dedicato a partner e clienti, da pochi giorni è attivo Contraffection, un viral game aperto a tutti.

Attraverso il gioco, tra l'altro molto divertente e coinvolgente si vuole trasmettere l’importanza della genuinità, contro la contraffazione e la clonazione dei prodotti. Il concept del gioco ruota attorno all’idea: “E se copiassero te?”.

Descriviamo in breve la meccanica del gioco per stimolarvi ed invitarvi a provare.

Scopo del gioco è liberare persone che sono state catturate dal nemico con lo scopo di clonarle. Il gioco si estende su 10 livelli ed è ambientato nel Quartier Generale del nemico. Ogni giocatore crea un suo avatar ed entra in una serie di stanze – laboratorio con un’entrata ed un’uscita, inizialmente chiusa. In ogni stanza è necessario evitare i cloni nemici, difendersi da raggi laser, muoversi con ascensori automatici che salgono e scendono continuamente, cercando di raggiungere un computer da cui attivare la porta di uscita ed accedere al livello successivo. Solo una volta superati i 10 livelli, di difficoltà crescente, il protagonista potrà liberare le persone che sono state catturate e clonate. Ogni giocatore ha a disposizione una dose di energia che diminuisce ad ogni scontro con i nemici, e tre vite: esaurite queste risorse, il giocatore perde ed è catturato per essere clonato a sua volta. Il suo avatar viene memorizzato ed entra a far parte dei cloni nemici contro cui gli altri giocatori dovranno combattere. Ma c’è una speranza di salvezza: basta reclutare un amico, invitandolo a partecipare al gioco per farsi liberare. L’email di invito può essere mandata a cinque persone; chi accetta potrà accedere al gioco tramite un filmato in cui l’avatar del giocatore, prossimo ormai alla clonazione, chiede aiuto. Sia in caso di vittoria che di sconfitta il giocatore si potrà registrare e avere in omaggio la Genuine T-Shirt CISCO, a scelta tra 4 modelli.

Allora che aspettate? Siete pronti a giocare?

lunedì 26 gennaio 2009

Allarme della British Library: a rischio la memoria sul web


Lynne Brindley, direttrice della British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito ha lanciato l'allarme: le informazioni e le comunicazioni contenute da Internet, che non vengono "salvate" ed archiviate rischiano di scomparire in un enorme "buco nero".

Il rischio a cui si va incontro, secondo la Biblioteca inglese è quello di perdere per sempre un'enorme quantità di dati e notizie sul nostro tempo, affidati al web; con la chiusura dei siti infatti tutti i dati rischiano di scomparire.

"Basti pensare a migliaia di fotografie ed email che giacciono nei computer di ognuno di noi", afferma Lynne Brindley in un articolo sull' Observer di Londra. "Pochi le archiviano in modo da conservarle per sempre, cosicché per coloro che verranno dopo di noi sarà più difficile studiare la nostra era. Per gli storici sarà una tragedia". Per comprendere l'entità dei dati che andrebbero dispersi basta pensare che già il giorno dopo l'inaugurazione della presidente di Barack Obama, ogni traccia di George W. Bush è sparita dal sito ufficiale della Casa Bianca. Allo stesso modo, oltre 150 siti riguardanti le Olimpiadi del 2000 a Sidney, sono svaniti istantaneamente al termine dei Giochi.

Per conservare la memoria del web la British Library ha fondato un dipartimento dedicato alla raccolta di tutti i materiali digitali: email, messaggini telefonici, immagini depositate su computer, lo scopo è quello di archiviarle allo stesso modo in cui archivia libri, giornali, documenti, mappe, lettere private.

A occuparsi del problema è anche il governo britannico che ha lanciato un programma analogo presso gli Archivi di Stato a Kew, dove d'ora in poi verranno custodite quotidianamente tutte le informazioni trasmesse attraverso email e messaggini da pubblici funzionari.

La British Library incoraggia i cittadini a immagazzinare volontariamente le proprie memorie digitali ed esorta altre biblioteche pubbliche, in Gran Bretagna e all'estero, a fare la stessa cosa. "Altrimenti", conclude la Brindley nell'articolo sull'Observer, "gli storici e i cittadini del futuro troveranno un buco nero sulla conoscenza di base di quello che accadeva nel 21esimo secolo".


Il paradosso è che un antico documento scritto su carta di papiro può essere preservato per sempre da un museo o da una biblioteca mentre molti aspetti dell'informazione digitale, una volta cancellato un sito o diventato obsoleta una tecnologia, diventano irrecuperabili.

certo la produzione di papiri non avveniva alla stessa velocità della produzione di contenuti dgitali... creare un archivio digitale che comprenda, a futura memoria, tutto quello che passa sul web, è impresa titanica... solo in Gran Bretagna, per esempio, oggi esistono 8 milioni di siti Internet, e crescono al ritmo del 20 per cento l'anno.

Il problema allora è la selezione: su quali criteri va fatta? Chi decide cosa deve essere trasmesso della nostra epoca? Ad esempio, contenuti che a noi possono sembrare banali o accessori potrebbero invece risultare particolarmente significativi per gli storici di domani per comprenere lo spirito del nostro tempo.

E allora? Allora forse bisognerebbe evitare allarmismi e avere la consapevolezza che non tutto può essere trasmesso ai posteri (d'altrone è sempre stato così...) e che gli storici di domani avranno in ogni caso una quantità di materiale e di documenti ben al di sopra di quella che è stata disponibile in qualsiasi altra epoca e per di più da più fonti: il web, la tv, la radio e l'editoria, che resiste nel tempo (anzi, possiamo dire a buon titolo che non sono mai stati scritti tanti libri dai contenuti così eterogenei...).


Inoltre, la domanda nasce spontanea: l'iniziativa della British Library di salvare tutti i materiali digitali, significherà anche l'archiviazione di tutti i nostri dati?

martedì 20 gennaio 2009

Chi perde un amico trova un panino!


Geniale la doppia azione di viral marketing di Burger King che, per far parlare del suo nuovo panino Whopper, ha pensato di utilizzare Facebook... e fin qui niente di speciale - l'utilizzo del più popolare social network del momento a scopo pubblicitario sta infatti diventando diffusissimo-.



L’idea si basa su un’offerta volutamente crudele e provocatoria: tramite l’utilizzo dell’applicazione Whopper Sacrifice, l’utente, registrato a Facebook, può scegliere di rinunciare a dieci amici in cambio di un coupon che dà diritto ad un sandwich gratuito.



La parte iniziale dell’azione ha visto più di 233.906 persone richiedere l’amicizia di Burger King sul famoso social network. Lo slogan recitava “L’amicizia è forte, ma Whopper è più forte”.

L’azione in America ha avuto un enorme successo: 7000 coupon per il ritiro del panino che corrispondono a 70000 “amici sacrificati”.



Ecco che improvvisamente molte amicizie su facebook si sono rivelate fasulle o comunque solo virtuali da preferire in cambio dieci morsi ad un panino.



L'azione ovviamente è stata bloccata, Ma Burger King ha risposto con una seconda azione virale altrettanto originale. “Qualcuno vi ha sacrificato?” Inviategli un Angry-gram! Chiunque abbia ricevuto un messaggio del tipo “ Tizio ti ha sacrificato per un panino” è libero di mandare un panino “arrabbiatissimo” per protestare contro la persona che lo ha sacrificato.



Burger King è già nota per le sue campagne di comunicazione ad alto potenziale di creatività. Solo pochi mesi fa aveva disperso nelle città di Chicago e Orlando alcuni portafogli, contenenti la patente di un tale ‘King’, con all’interno voucher da consumare nei fast food più vicini.


Bravi!

lunedì 19 gennaio 2009

L'evangelizzazione sbarca sul Web 2.0


E poi dicono che la Chiesa è retrò...


Si è aperta oggi, a Roma, la due giorni del convegno nazionale "Chiesa in rete 2.0" promosso insieme al Servizio Informatico della Chiesa Italiana. Scopo dichiarato del convegno è quello di invitare i cattolici a rendersi riconoscibili sul web in un momento in cui Google, e a breve anche YouTube, iniziano una stretta collaborazione con la Chiesa.

Nell'era del Web 2.0 la Chiesa vuole restare al passo e perchè no, servirsi delle nuove forme di comunicazione per rafforzare il suo messaggio: un mix d'integrazione tra virtuale e reale per una presenza capillare.

Non c'è che dire, una vera e propria azione di marketing!



"Siamo ormai al tempo del Web 2.0", ha spiegato il direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei. Ossia "siamo giunti alla realizzazione di un 'reale universo virtuale', non necessariamente alternativo al mondo fisico reale... Questa, la 'consapevolezza' con cui 'faremo il punto' sul web 2.0".

Ai partecipanti al convegno "Chiesa in rete 2.0", il direttore dell'Ufficio Cei ricorda che ciò che potrebbe essere uno svantaggio, overo la scarsa dimistichezza con gli strumenti del web, potrebbe però rivelarsi un vantaggio per entrare in maniera più critica. Secondo Pompili, "proprio la condizione di immigranti digitali aiuterà a valutare meglio questa nuova condizione", confermando che "essere davvero contemporanei richiede una sorta di distanza dall'oggetto, senza lasciarci appiattire su di esso".


In questi giorni Google ha inaugurato Cathoogle, un motore di ricerca che si presenta come un sito specializzato nella selezione di contenuti cattolicamente corretti....

Ma importanti novità riguardano anche YouTube: grazie a un accordo con la Santa Sede, il più popolare sito di video sharing ospiterà discorsi, omelie e interventi del Papa. L'iniziativa, promossa dal Centro televisivo vaticano e dalla Radio Vaticana, sarà annunciata venerdì prossimo, in occasione della presentazione del messaggio del Papa per la 43esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.


La storia ci insegna che la Chiesa cattolica ha una grande capacità di diffusione e di evangelizzazione, non ci stupirebbe una sua presenza capillare tra gli strumenti del web 2.0, tenendo conto che l'obiettivo dichiarato è proprio quello di contribuire a collocare le iniziative diocesane nel cosiddetto “ambiente virtuale”.

Verrebbe quasi da inchinarsi di fronte al dio del progresso se anche il Vangelo non può fare a meno di entrare nella cybercultura...

venerdì 16 gennaio 2009

Un lavoro in Paradiso


E' venerdì e possiamo rilassarci un attimo e permetterci di sognare ad occhi aperti... Cercando e spulciando nella rete alla ricerche delle utime news dal mondo del marketing non convenzionale ci siamo imbattuti in questa notizia del Corriere della Sera: Offresi 70-mila euro per 6 mesi per badare a un mini-paradiso.


Dopo giornate fredde e piovose come quelle passate, la proposta sembra ancora più inverosimile eppure la notizia è confermata: l’ente per il turismo australiano offre lavoro su una striscia di terra della barriera corallina, precisamente nella Great Barrier Reef.


Soprattutto per chi come noi è reduce da una settimana di duro lavoro, definire questa proposta «un'offerta lavorativa» è a dir poco generoso... tanto che noi, dubbiosi, abbiamo subito pensato: "ci sarà il trucco"... e ci siamo domandati in cosa consistesse in realtà il lavoro offerto e quali fossero le caratteristiche richieste. Con rinnovato stupore scopriamo che si tratta di stabilirsi sull’isola di Hamilton, in una casa con tre camere da letto tra le palme. Gli obblighi sono: dar da mangiare alle tartarughe (se lo chiedono), osservare le balene che incrociano al largo, ricevere la posta. E tenere un blog con un fotodiario per provare che tutto procede bene, ma solo una volta alla settimana. Il tutto per 150 mila dollari australiani, un po’ più di 70 mila euro.

Non c'è trucco e non c'è inganno!


Come candidarsi? Bisogna andare sul sito IslandReefJob.com, riempire il modulo per l’autocandidatura e caricare un video di non più di 60 secondi con le proprie motivazioni. Il sito precisa che non serve essere un esperto oceanografo, avere attitudini e curricula particolari, basta dimostrarsi dinamici e di buona volontà. «Ci rendiamo conto di offrire il miglior lavoro al mondo, lo facciamo per promuovere le nostre isole della barriera corallina sul mercato globale», spiega Anthony Hayes, direttore di Tourism Queensland. Se questa non è Guerrilla marketing!


L’incarico parte a luglio, per sei mesi. La selezione online sceglierà nove finalisti che a maggio saranno portati a visitare la zona della Great Barrier Reef: anche per gli otto che al termine saranno scartati si tratterà di una bella vacanza-lavoro pagata.


E allora... è venerdì e finalmente c'è il sole, quale momento migliore per dare sfogo alla voglia di evadere: carichiamo il nostro video, chissà che qualcuno di noi non appaia così motivato da ritrovarsi custode del Paradiso!

giovedì 15 gennaio 2009

NoLogo Spot Festival


Oggi vi segnaliamo un festival nel quale potrete dare libero sfogo alla vostra creatività: si tratta del NOLOGO SPOT FESTIVAL il primo social contest nazionale dedicato ai giovani under 35.

Lo scopo è quello di mettere in moto le idee per sperimentare, rinnovare, rielaborare i canoni della tradizionale “pubblicità sociale”, attraverso il giusto mix di creatività, responsabilità, provocazione.


Si tratta di “vendere” idee, opinioni, ideali sperimentando strumenti e linguaggi più contemporanei e innovativi.


Il concorso prevede la realizzazione di uno spot (durata massima di 60 secondi) e scade il 31 gennaio 2009.

Bando di concorso, materiale informativo e schede di iscrizione sono scaricabili dal sito.

Tutte le opere pervenute saranno visibili a Torino nella primavera 2009 all’interno della prima edizione del NoLogo Spot Festival.


Una giuria di professionisti di rilievo nel panorama culturale e della comunicazione assegnerà il premio per il miglior spot in concorso di 1000 euro, finanziato da Banca Etica che potrà inoltre selezionare, tra tutti i partecipanti al concorso, un giovane autore cui commissionare in futuro un lavoro audiovisivo su tematiche legate alla propria mission.


Al termine della manifestazione, alcune delle opere selezionate per l’incisività degli slogan ideati, per la capacità di utilizzare gli strumenti audiovisivi, per l’originalità nella rilettura dei temi, saranno proiettate presso scuole medie superiori scelte a campione su tutto il territorio nazionale.


L’iniziativa è realizzata dall’Associazione CinEtika la quale tra l'altro aderisce al progetto Clean Planet di Asja, un sistema di abbattimento della CO2 grazie al quale Cinetika ha compensato le emissioni prodotte dalla stampa dei volantini promozionali (http://www.asjacleanplanet.biz/).


Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il sito sito http://www.nologospotfestival.org/


Non vi resta che partecipare, e buona fortuna!

martedì 13 gennaio 2009

Scatta Imago Mortis...


Quando abbiamo letto la notizia ci è sembrata un pò macabra però senza dubbio l'idea è di grande impatto e per questo ci è piaciuta.


Delle normali cabine per fototessere posizionate in alcune sale cinematografiche sono state brandizzate per pubblicizzare il film Imago Mortis che uscirà nelle sale il 16 Gennaio. Che originalità! Direte voi...


Provate però ad infilarvi in una di quelle cabine e rimmarrete di stucco... Quasi ci dispiace darvi una piccola anticipazione di quello che accade... quindi, per non rovinare l'effetto sorpresa vi diamo solo un breve accenno, tanto per stuzzicare la vostra curiosità: dopo essersi accomodati su una poltrona di pelle, legati mani e testa da cinghie da due hostess carnefici, le vittime guardano il trailer del film Imago Mortis, inconsapevoli di quello che avverrà. Nel momento di massima tensione viene scattata una foto che esce direttamente dalla cabina e viene data in regalo. Cosa avviene davvero all'interno della cabina sta a voi scoprirlo.


La campagna è firmata da K-Events. Per chi non volesse perdere questa esperienza adrenalinica ricordiamo che i prossimi appuntamenti sono già stati fissati in 3 date:


- venerdi 16 gennaio, UCI Bicocca, Milano;

- sabato 17 gennaio, Medusa Cinema Cerro Maggiore;

- domenica 18 gennaio, Medusa Cinema Rozzano.

lunedì 12 gennaio 2009

intelligentpeople.it: il social network per persone intelligenti



Oggi vi segnaliamo un sito che appassionerà tutti coloro che nella rete cercano nuovi stimoli all’intelligenza e alla curiosità intellettiva.
Si tratta di intelligentpeople.it, la versione italiana di IntelligentPeople la community online di dating e networking dedicata esclusivamente a persone particolarmente intelligenti.

L'idea è quella di far incontrare persone con un QI superiore alla media e di dedicare loro uno spazio in cui incontrarsi, confrontarsi, discutere e condividere interessi poichè persone con caratteristiche intellettive simili comunicano molto più facilmente tra loro.
Per entrare nella communuty di IntelligentPeople bisignerà dimostrare di avere un un livello di QI che ha solo il 15% della popolazione; come? Con un test d'accesso al sito. Ma attenzione, non è richiesto un alto livello di istruzione, conoscenze delle lingue o abilità matematiche; il test consiste in una serie di problemi di logica ed è stato pensato per essere culturalmente imparziale: ciò significa che verrà testata la reale intelligenza dei futuri membri della community. Dunque non ci sono scuse per coloro che non avranno accesso al sito!

Certo, forse molti di coloro con un QI elevato non si sono mai cimentati con un test di intelligenza logica e questo potrebbe in effetti penalizzarli, ma la versione italiana di intellegentpeople ha pensato anche a questo proponendo come valido strumendo di esercitazione il test preliminare MENSA.
Il sito è on line all’indirizzo http://www.intelligentpeople.it e rappresenta una sfida stimolante per tutti gli utenti della rete che vorranno mettere alla prova la propria intelligenza logica.

Noi di ATIDEM abbiamo accettato la sfida e siamo pronti a provare il test! E voi? Siete pronti ad entrare in questa nuova e selezionatissima community?

giovedì 8 gennaio 2009

Un indirizzo web per ogni metropoli


Oggi ci ha incuriosito un'idea singolare ed interessante e perciò ve la riportiamo.


Per rilanciare il turismo ci vuole anche il sito Internet giusto. O meglio, l’indirizzo giusto sul Web.
A partire da questo assunto cinque metropoli internazionali -purtroppo nessuna italiana- Parigi, New York, Berlino, Amburgo, Barcellona, riunite in un consorzio, DotCities, cui dovrebbero associarsi rapidamente anche Londra e San Francisco, si sono poste come obiettivo quello di ottenere dall'Icann, l'organismo che gestisce l'attribuzione dei nomi per i siti internet, la creazione di nuove estensioni, legate alle città. L'idea è: un nome per ogni grande città, un sito che non finisca più soltanto in .com, .it, .org, ma che possa terminare in .roma o .mi, per valorizzare le singole città, le loro offerte turistiche, il loro patrimonio, le loro potenzialità economiche.
Obiettivo da seguire per il consorzio è anche l’abbattimento dei prezzi, infatti attualmente l’Incann chiede ben 185 mila dollari per un’estensione personalizzata, cui si aggiungono 75 mila dollari di canone annuo o il 5 per cento del fatturato quando questo supera i 75 mila dollari.

Troppi secondo le città di DotCities, che a dicembre hanno scritto all’organismo per argomentare la loro richiesta: “Il fatto che delle città siano candidate limita i potenziali problemi giuridici e ci sembra che i prezzi richiesti possano causare una dannosa pressione economica”. Le cinque città propongono come prezzo equo 50 mila dollari per la presentazione delle candidature e 15 mila dollari di canone annuale.


Sull'aspetto economico la risposta dovrebbe arrivare già entro un mese, mentre la decisione sui nuovi nomi è attesa per settembre.

Il comune parigino punta molto su questa iniziativa: secondo le autorità comunali, la possibilità di presentarsi con un sito che termina in .paris renderebbe migliaia di attività - dai grandi hotel fino alle piccole realtà artigianali - molto più appetibili sul mercato globale. Ecco perchè la giunta è pronta a investire tra i 200 e i 300 mila euro, cui si aggiungeranno 100 mila euro all'anno di spese.

La vendita dei nuovi indirizzi Web inoltre dovrebbe consentire il recupero delle somme investite: l'Hotel de Ville, per esempio, pensa di cedere ad aziende e singoli cittadini l'estensione .paris a un prezzo base molto modesto, dieci dollari, come avviene per l'estensione .asia. Il comune spera di equilibrare i bilanci entro due o tre anni e secondo il quotidiano economico Les Echos, altre città francesi avrebbero manifestato il loro interesse per una personalizzazione ''cittadina'' dei siti.


Vedremo nei prossimi mesi se le cinque riusciranno ad ottenere i propri presonalissimi domini.

mercoledì 7 gennaio 2009

Hacker fa impazzire Twitter


Salve a tutti amici del marketing non convenzionale e Buon Anno da noi di ATIDEM!


Cominciamo l'anno nuovo con un pizzico di follia, quella che è toccata in sorte questa notte a Twitter, senza dubbio un regalo della befana davvero poco gradito!


Twitter, per chi ancora non lo sapesse, è un servizio di microblogging che permette agli utenti di descrivere cosa stanno facendo attraverso post di massimo 140 caratteri.

Ebbene, questa notte alcuni hacher hanno letteralmente messo in crisi il servizio riuscendo a controllare gli account di alcune celebrità di primissimo piano quali Barack Obama, Britney Spears, Fox News e altri ancora.

Il risultato è stato a dir poco surreale: Obama invitava i suoi sostenitori a partecipare a un sondaggio per vincere dei buoni benzina, un telegiornale nazionale dichiarava l'omosessualità di un commentatore politico e un anchorman ammetteva di essere sotto l'effetto del crack...


Il colpo non è da poco se si pensa che Twitter può contare su un numero altissimo di iscritti. Tanto per fare un esempio Barack Obama, che in campagna elettorale ha fatto un uso massiccio di Twitter, è stato seguito su questo servizio con più di 150mila abbonati.


Ma gli Hacker non si sono fermati qui, e per una strana forma di par condicio hanno attaccato anche gli account ufficiali di Facebook (che rimandava a un sito pornografico), di Fox News e dell'Huffington Post, tutti seguiti da decine di migliaia di utenti.

Vista la grande visibilità dei soggetti colpiti, i gestori del sito sono intervenuti in fretta, bloccando i 33 account "infestati" e riconsegnando le password ai legittimi proprietari, oltre a scusarsi per la grave falla nella sicurezza del sito.


Dal blog ufficiale si legge che l'attacco si è verificato sfruttando gli strumenti del team di supporto, come l'invio di email in caso di password dimenticata. Un'azione non pensata in larga scala, come di solito accade con fenomeni quali il phishing, bensì mirata proprio al controllo di alcuni account ben precisi.


Superato il primo stupore la domanda nasce spontanea: chi è stato?

Si apprende dal blog della Silicon Valley TechCrunch, che i messaggi degli account attaccati sembrano scritti da persone diverse, tanto che alcuni neppure rimandano a siti di spam ma si limitano ad affermazioni pensate quasi come uno scherzo. E' probabile che un unico hacker da solo sia riuscito ad ottenere i dati di accesso ma che li abbia poi pubblicati nella community Digitalgangster, permettendo così agli altri utenti di sbizzarrirsi.


Non c'è che dire, se sono queste le premesse del 2009 ne vedremo delle belle...